L’ABBANDONO
C’è una luce nuova oggi negli occhi di Giulia. Un brio elettrico e contagioso si diffonde ovunque.
Il giovane Alessandro è allegro. Sono arrivati i carri pieni di ceste d’uva: sostano sul retro della villa e fanno un gran trambusto intorno al padre che parla col mezzadro e appunta le informazioni sulla qualità dei grappoli.
Il ragazzo prova una strana attrazione per la cantina. Gli piace scendere nei locali sotterranei dove c’è il torchio dalla forma misteriosa, anche se l’odore acre di calce e di muffa sulle pareti gli fa turare il naso.
-Alessandro! - la madre lo chiama dalla cima della scala scivolosa. Ha indosso un cappellino con un nastro di velluto che ha legato sotto il mento. È verde come quello che le recinge il busto tagliando la figura appena sopra la vita.
Il bambino sa già che deve uscire con lei in passeggiata. Peccato, vorrebbe guardare gli uomini affaccendati mentre gettano i grappoli nel tino.
Risale di malavoglia le scale e toglie dal viso un’esile bava di ragnatela che, spenzolando dal soffitto, vi si è incollata .
Fuori, sotto i platani c’è anche la brava balia, Caterina, a cui Alessandro è affezionato. Le corre incontro per serrare le braccia intorno alle fitte pieghe della gonna.
-Bel bagaj! - sussurra lei accarezzandogli con le grosse dita i capelli.
-Vieni, Alessandro, andiamo a guardare l’Adda- incalza la madre.
Il bambino è abituato a giocare nei pressi del fiume, ma stamane vorrebbe osservarlo dal poggio su cui sorge la casa: da lì si vedono bene le rive che si allargano a formare il lago.
È una bella giornata di sole ottobrino. Giulia, Alessandro e la balia camminano in direzione delle acque azzurre che, nel digradare lontano dei monti, l’occhio percepisce accostate al cielo.
Ecco, sono arrivati. Lo sguardo cade su un comballo che trasporta merci da Bellagio e su due battelli leggeri in movimento lungo il fiume.
-Il lago, fa venire in mente il mare. Tra un anno preciso, in questo stesso giorno, ricorre il tricentenario- annuncia Giulia improvvisa aprendo un minuscolo parasole.
Alessandro sta per chinarsi a raccogliere un sasso piatto e la guarda interrogativo.
-L’anniversario della scoperta dell’America! - conclude la donna- e questa è una delle tante meraviglie di cui ti parleranno i buoni Padri- afferma con decisione.
Giulia guarda fissa le iridi azzurre del bambino che vengono attraversate da un’ombra di malinconia.
Gli è tutto chiaro: la madre che esprime eccitazione e la presenza della balia con cui ricordare i giorni felici della prima infanzia sono una conferma.
Il ragazzo afferra il sasso piatto, che ha adocchiato, e lo lancia nel lago ma non sa imprimere l’energia necessaria, non si piega abbastanza per farlo rimbalzare e così il ciottolo cade con un tonfo sordo dentro l’acqua e si inabissa.
Giulia guarda verso lo specchio increspato dalla brezza: con la mente è già in viaggio.
Pensa che questo distacco è inevitabile e anche costruttivo. Alessandro ha l’età giusta per ricevere un’istruzione e deve essere affidato a un collegio.
In quanto a lei, la vita al Caleotto è sinonimo di tristezza. Rifiuta di spegnersi accanto a un uomo che non sa cogliere neppure un centesimo dei suoi pensieri, che non sa procurarle gioia alcuna. Un uomo anziano, benestante ma retrivo, forgiato come villico qualunque, con quei modi e quei toni ruvidi e ordinari.
Un matrimonio combinato di cui lei non può portare colpa.
L’ultimo bagaglio è stato collocato sul sedile del cocchiere. I cavalli bardati e aggiogati continuano a muovere la testa per allontanare i numerosi moscerini attratti dall’odore del mosto che esce dalle cantine.
Alessandro con indosso la mantellina nera abbraccia il genitore e si sente stringere amorevolmente da quest’uomo più propenso ai gesti che alle parole. Poi, sale in carrozza e si siede di fronte alla madre che riempie lo spazio ristretto trasmettendo un senso di ferma necessità.
Il ragazzo si rintana in un angolo. Il viso lungo e magro finisce tra le pieghe della tendina. Giulia lo guarda impettita. Alza un angolo del labbro mentre gli porge un libriccino di preghiere: nel primo risguardo ha incollato un quadrifoglio e nell’ultimo una piccola cartina del Nuovo Mondo.
Alessandro lo afferra con delicatezza, lo spalanca per un attimo e poi lo rinchiude per infilarlo in una tasca della mantella.
La carrozza si è avviata. Passare sul ponte Azzone Visconti è sempre un' emozione. La madre gli ha raccontato delle battaglie che sono state ingaggiate lì. E il ragazzo ha immaginato le armature, il fragore delle bombarde e delle spade.
Ora la sua mente viene presa dal vortice dei ricordi e dalle suggestioni di bambino.
Giulia sente prossimo il distacco ed è già a Parigi col pensiero.
Freme sapendo che a breve sarà dall’Imbonati e potrà condividere la vita con l’uomo che adora.
Al diavolo le chiacchiere pettegole dei salotti milanesi. Le maldicenze frutto della noia e della povertà interiore. Dell’invidia di animi meschini.
Lei è una donna libera, come le ha insegnato suo padre.
Gli occhi adesso le si allargano e le pare che le narici fumino come quelle dei cavalli che corrono verso Merate.
Il convento di San Bartolomeo apre ancora i battenti alle famiglie che vogliono affidare l’istruzione dei figli ai Padri Somaschi, anche se presto o tardi l’Ordine è destinato alla soppressione, come altri, secondo i decreti governativi. La madre spera nella buona sorte: la sede è logisticamente comoda e donna Giulia è convinta che i Somaschi si distinguano per la disciplina ma anche per una certa sapienza pedagogica.
La carrozza finalmente giunge davanti al complesso degli edifici che attorniano la chiesa di S. Bartolomeo.
Il cocchiere è sceso. Ha disposto i bagagli di fronte al portone e ha suonato il campanello.
Alessandro è in piedi di fianco all’uomo.
Esce uno dei Padri e si fa incontro ai visitatori. L’abito talare sfiora gli impiantiti. Fa un cenno di saluto, afferra con una mano la mano del bambino e con un’altra una delle valigie.
Il ragazzo lo segue incredulo e intorpidito.
Cammina incespicando accanto al religioso.
Poi, si volta indietro: vorrebbe spiccare la corsa per rifugiarsi tra le braccia della madre, ma fa appena in tempo a vedere la mano di Giulia oscillare dentro l’abitacolo in un gesto di congedo.
Il cocchiere tira le redini e agita lievemente la frusta per invertire la direzione di marcia dei cavalli.
Mentre la carrozza si allontana, Alessandro rincorre con lo sguardo la piccola apertura nella parte posteriore che rimpicciolisce velocemente.
L'abbandono testo di Diodata